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origini moto

Quando, nel 1869, Louis-Guillaume Perreaux applica un piccolo motore a vapore sul telaio di una bicicletta dà vita al primo prototipo di motociclo.

Una decina di anni dopo, l’ingegnere bergamasco Giuseppe Murnigotti ideò un modellino esplicativo volto a illustrare una “motocicletta a due tempi a combustione gassosa”.

 

Da motore a vapore a motore a combustione

 

Murnigotti però non costruì mai un prototipo e l’invenzione della prima motocicletta con motore a combustione si deve, nel 1885, agli inventori tedeschi Gottlieb Daimler e Wilhelm Maybach. Applicarono un motore a benzina a una bicicletta di legno, anche le ruote di questo curioso mezzo erano dello stesso materiale del telaio. Poteva raggiungere una velocità di 12 chilometri orari. Daimler, riconoscendo la grande potenzialità del mezzo, ne tentò addirittura una prima produzione industriale.

 

L’ascesa della motocicletta

 

Fu nel 1901 che il nuovo mezzo trovò un’immagine e un nome nuovo, “motocicletta”, con i fratelli Werner: costruirono una bicicletta con motore centrale e trasmissione che forniva trazione alla ruota posteriore. Poteva raggiungere una velocità di 35 chilometri orari.

Il raggiungimento di questa velocità fece scalpore e non si dovette infatti aspettare molto per la diffusione della motocicletta: nel 1903 la troviamo già presente in alcune delle gare europee più importanti come la Parigi-Madrid e la Parigi-Vienna.

La motocicletta arriva, accolta con esaltazione, anche nei velodromi italiani divenendo l’attrazione principale ad uso ricreativo del fine settimana.

 

Le prime grandi case produttrici

 

Nei primi del 900 iniziarono a sorgere in tutto il mondo le prime case produttrici che avrebbero fatto la storia della motocicletta. Il loro scopo era perfezionare e potenziare il mezzo.

In America nascono la Harley-Davidson, che nel 1906 pubblicò il primo catalogo di moto al mondo, e la Indian.

In Italia ricordiamo la Gilera, fondata nel 1909 a Milano, la Della Ferrara, nel 1913 a Torino, e la Guzzi, fondata nel 1921 a Genova.

La velocità della motocicletta si aggira ora attorno ai 150 chilometri orari.

 

La crescita e lo sfortunato stop

 

Negli anni 30 la motocicletta, che possiamo iniziare a chiamare più comunemente “moto”, inizia a diffondersi sulle strade italiane. Nascono di conseguenza le prime vere corse in moto e i primi piloti “eroi” come Amedeo Ruggeri e Tazio Nuvolari.

Il Futurismo, movimento avanguardistico italiano, contribuisce a conferire fascino e brama alla moto esaltandola come simbolo di velocità e progresso.

Questo positivo interesse per il dueruote venne però frenato dall’arrivo della guerra. La moto venne utilizzata per spostamenti a scopi militari: era veloce e poco ingombrante.

 

Il boom del dopoguerra

 

Nel secondo dopoguerra, negli anni 50 e 60, si ha il periodo d’oro del motoveicolo: la moto si fa responsabile e protagonista di una vera e propria motorizzazione di massa dell’Italia.

Se prima il possesso di tal mezzo era associato a famiglie lussuose, ora avere una moto diviene estremamente comune nelle famiglie italiane. Tolto il suo fascino iniziale di fine ottocento che la facevano risultare quasi irraggiungibile, la moto è ora un mezzo di trasporto pratico pronto a inserirsi nell’immaginario collettivo italiano e non.

L’industria italiana della moto si impone, affrontando le rivali inglesi e tedesche, nel panorama dei motocicli internazionali.

 

La moto: tra l’on the road e la connotazione giovanilistica

 

Sfortunatamente già a metà dagli anni 60 la produzione automobilistica iniziò a togliere spazio alla moto che, da compagna di viaggio di tutti, pratica e veloce, acquisì una connotazione più kerouchiana: la moto è sentimento e passione ed accompagna il pilota in fughe in solitaria via dall’ambiente urbano.

Nel mentre che la moto viene associata, sulla base del modello americano, alla ribellione, sul mercato compaiono le grandi case produttrici giapponesi.

Allo stesso tempo però, essendo la ribellione e l’insofferenza per le regole tasselli formativi dell’adolescenza, la moto verrà prediletta anche dai giovani che instaureranno con essa una relazione di fiducia.

 

Oggi

 

Grazie al successo che hanno ottenuto, i motoveicoli sono oggetto di perfezionamento. Lo scopo? Rendere il viaggio del pilota, amatoriale o professionista che sia, sicuro e piacevole senza dover rinunciare al carattere performante del mezzo.